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Confagricoltura Veneto: Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi nuovo presidente

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Sostituisce il veronese Guidalberto di Canossa, giunto al termine dei due mandati concessi dallo Statuto

Giangiacomo Gallarati Scotti BonaldiGiangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi (nella foto), attuale presidente di Confagricoltura Treviso, è il nuovo presidente di Confagricoltura Veneto per il prossimo triennio. Lo ha eletto per acclamazione il Consiglio direttivo insieme ai due vicepresidenti: Deborah Piovan (Ro), confermata, e la new entry Simone Menesello (Pd). Il Consiglio direttivo si presenta rinnovato anche nei due componenti espressione dell’Assemblea, la quale, riunita per l’approvazione dei bilanci, ha eletto per acclamazione Luigi Andretta (Ve), già vicepresidente dell’Associazione, e Lorenzo Nicoli (Ro).
Bonaldi, nato a Roma nel 1961, vive a Ponte di Piave (Tv) ed è imprenditore agricolo. Dopo la maturità classica e la laurea in Scienze Politiche all’Università L.U.I.S.S. di Roma, ha svolto il servizio militare come tenente dei Carabinieri. Dal 1987 al 1999 ha lavorato all’ufficio finanziamenti speciali della FIAT. Dal 1999 è socio amministratore della Soc. Agricola Liasora s.s. di Ponte di Piave e dal 2003 è Presidente del Consorzio Maiscoltori Cerealicoltori del Piave. E' inoltre componente della commissione prezzi cereali della Camera di commercio di Treviso.
Il nuovo presidente di Confagricoltura Veneto ha indicato una doppia linea d’azione su cui intende orientare il proprio mandato: una interna, partendo da una riflessione approfondita sul sistema associazione per rilanciarlo secondo un progetto condiviso da tutti; ed una esterna, che ha nella Regione e nella Confederazione centrale i punti di riferimento fondamentali, nei confronti dei quali il Veneto deve rendere sempre più propositiva ed incisiva la propria presenza.
 

Padova: rischio allagamenti, dove e come intervenire

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Lettera aperta del presidente di Confagricoltura Padova, Antonio da Porto, che sottolinea la necessità di individuare con oculatezza le priorità di intervento, data l’insufficienza delle risorse disponibili

Dopo l’alluvione dello scorso novembre abbiamo compreso che ci sono territori della nostra provincia in cui non si può più vivere e lavorare serenamente. Ogni perturbazione meteorologica del periodo autunnale e invernale può essere causa di allagamenti e anche di rovinose alluvioni. I bacini del Vampadore e del Cavariega, compresi tra Este e Montagnana, ne sono un esempio: dopo il disastro di novembre, centinaia di ettari di terreno agricolo sono andati sott’acqua per alcuni giorni anche a dicembre e a marzo, con grave danno alle coltivazioni. Ma non meno preoccupante è la situazione che si presenta ad ogni precipitazione significativa sul fiume Tesina a Veggiano, sul Bacchiglione a Bovolenta, sul Muson dei Sassi a Loreggia. Situazioni di disagio e di vero pericolo che possono interessare anche altri luoghi ed altri comuni della nostra provincia, dove passano i fiumi Bacchiglione e Fratta Gorzone.
L’alluvione dello scorso anno ha messo in luce lo stato di degrado, di abbandono, di incuria di fiumi e canali. Lungo gli argini sono evidenti i segni dell’erosione, dei fori causati dalle nutrie e da altri animali selvatici, le ostruzioni provocate dalla vegetazione spontanea. Purtroppo gli argini dei fiumi e dei canali demaniali, gestiti direttamente dalla Regione, da anni non vengono adeguatamente controllati e sottoposti a fondamentali opere di ordinaria e di straordinaria manutenzione.
Dobbiamo prendere atto che le grandi opere ereditate dai nostri avi non sono più sufficienti per contenere le piene delle forti precipitazioni di questi anni. E’ pertanto urgente realizzare nuove infrastrutture e adottare nuove strategie per contenere le piene, come la costruzione a monte dei bacini di laminazione.
Il presidente della Regione, Luca Zaia, cosciente della precaria situazione del sistema idrografico Veneto, tra varie polemiche per il ritardo accumulato, ha presentato un piano di interventi che prevede una spesa di 2,5 miliardi di euro. Il problema è che i soldi non ci sono e di una tassa di scopo meglio non parlarne. E allora? Allora si procederà gradualmente, a piccoli passi, concedendo priorità ad alcuni interventi prima che ad altri.
Su questo fronte dobbiamo vigilare, perché gli eventi dei mesi scorsi hanno messo in luce l’elevata fragilità del sistema idrografico che interessa la provincia di Padova. Dobbiamo pretendere che i bacini di laminazione che compensano le piene dei fiumi Gorzone e Bacchiglione costituiscano delle priorità. Dobbiamo continuare a chiedere che la manutenzione straordinaria e ordinaria degli argini dei nostri fiumi venga effettuata.
Finché non verranno realizzati tali interventi strutturali, ampie aree del territorio subiranno allagamenti con conseguenti danni alle coltivazioni. La Regione deve dunque adottare misure  immediate, finalizzate a indennizzare gli agricoltori danneggiati”. 

Antonio da Porto
Presidente di Confagricoltura Padova

 
 

Il birrificio aziendale? E perché no?

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Il riconoscimento, a certe condizioni, della natura agricola dell’attività di produzione di birra apre interessanti prospettive per le aziende

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto Ministeriale del 5 agosto 2010, la birra entra a far parte a tutti gli effetti dell'attività agricola. E' un fatto importante, che apre nuove prospettive di diversificazione produttiva nel settore primario.
L’ostacolo maggiore da superare era rappresentato dal mancato riconoscimento della natura agricola dell'attività dal punto di vista fiscale e quindi dalla impossibilità di pagare le tasse sulla base del solo reddito agrario, così come avviene per il vino o per il grano. Questo problema ora non esiste più e gli agricoltori che ricavano il malto da orzo prodotto prevalentemente in azienda possono realizzare dei birrifici.
Due aspetti fondamentali fanno ben sperare per lo sviluppo della produzione di birra agricola: la qualità, data dalla selezione di particolari tipologie di orzo; la possibilità di coprire l'intera filiera, dalla produzione dei cereali fino alla vendita e alla somministrazione del prodotto finito non solo ai singoli ma anche ad un’ampia gamma di realtà, agricole e non. Un accorto utilizzo delle opportunità offerte dal Programma di Sviluppo Rurale, inoltre, può aiutare a superare i problemi economici di avvio attività.
Per restare all’interno del regime agricolo, infine, è necessario produrre orzo o altri cereali e conferirli ad una struttura consortile, dalla quale poi ritirare il malto, che non sarà necessariamente quello derivato dal proprio orzo.
Per sfruttare al meglio questa opportunità, Confagricoltura Veneto, attraverso il suo Ente di Formazione ERAPRA del Veneto, organizzerà un primo corso di alta formazione per “imprenditore della birra”, con docenti di comprovata preparazione, esperti nella realizzazione e gestione di micro birrifici aziendali. Di seguito si riporta il programma di massima del corso.

ARTICOLAZIONE DEL CORSO:
Primo giorno  4 ore, dalle 14,30 alle 18,30, in sede a Mestre
Registrazione  dei partecipanti
Materie prime e tecnologia di produzione (prima parte)
Secondo giorno 4 ore, dalle 14,30 alle 18,30, in sede a Mestre
Tecnologia di produzione (seconda parte)
Il microbirrificio, aspetti economici e finanziari
Considerazioni ed esperienze
Terzo giorno 8 ore, dalle 9,00 alle 17,00, in birrificio
Dimostrazione pratica con una produzione di  una “Cotta” di birra presso un impianto di produzione
Quarto giorno 4 ore, dalle 14,30 alle 18,30, in sede a Mestre
Aspetti pratico gestionali nella produzione della Birra
Adempimenti normativi e aspetti impiantistici
Sede del Corso
Il corso si terrà a Mestre nella sede di Confagricoltura Veneto, Via Claudio Monteverdi, 15 Tel 041 987400, Fax 041 989034, e-mail  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
Iscrizioni
Ci si può iscrivere inviando un fax al 041989034 o una e-mail a  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Il corso inizierà quando il numero minimo di partecipanti sarà raggiunto (minimo 15, massimo 20).
Quota di iscrizione
400,00 €  (più IVA)
La quota di partecipazione comprende:
 materiale didattico e informativo
 un pranzo
Attestato di partecipazione 
Sarà rilasciato al termine del corso
Modalità di pagamento
Le iscrizioni dovranno essere perfezionate tramite il pagamento di un anticipo di € 100,00 più IVA o dell’intera quota, da versare tramite bonifico bancario favore di Erapra del Veneto su Cassa di Risparmio di Venezia IBAN   IT 63J063 4502 0636 2501 2404 885.
Il saldo di 300,00 più IVA dovrà essere versato entro il giorno di inizio del corso.
 
 
                                                                

Verona: preoccupazione per il kiwi

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Un grave patogeno sta attaccando le coltivazioni di actinidia

Marco PasettoUn cancro batterico, tecnicamente denominato Pseudomonas syringae pv. Actinidiae, sta mettendo in pericolo le coltivazioni di kiwi nel veronese. E’ un ceppo che provoca la morte delle piante in tempi molto brevi e che sta via via interessando tutte le zone vocate d’Italia (alcune centinaia di ettari solo nel Veneto).
Verona è provincia leader nella coltivazione del kiwi con oltre 2.400 ettari impiantati, che producono più di 570.000 quintali l’anno per un fatturato che supera i 27 milioni di euro, in pratica il 75% della produzione regionale ed oltre il 10% di quella nazionale di questo frutto.
“Fondamentale è un rapido e precoce riconoscimento dell’infezione” sottolinea Confagricoltura Verona “in quanto, a detta degli esperti, non esistono dei principi attivi che consentano di curare questa malattia”. L’unico rimedio efficace consiste in una precisa applicazione di quanto prescritto dall’allegato I del Piano Ministeriale di Azione contro il cancro batterico, recentemente emanato, che prevede il taglio delle parti infette fino all’estirpo nei casi più gravi, con obbligo di bruciatura o interramento dei resti. E’ inoltre vivamente consigliato sospendere i nuovi impianti fino ad una compiuta verifica della sanità del materiale vivaistico.
“E’ un grosso problema per la frutticoltura veronese, paragonabile a quanto verificatosi un decennio fa con la sharka del pesco” commenta Marco Pasetto (nella foto), presidente di Confagricoltura Verona e componente della Giunta confederale. "Ma fino a che la ricerca non sarà in grado di proporre soluzioni, sarà necessario imparare a convivere con la batteriosi, riconoscendo subito i primi sintomi per mettere in atto senza remore tutte le misure previste dal Piano di Azione Ministeriale”. “Tutti gli enti interessati ed in particolare la Regione Veneto” conclude Pasetto “dovranno fare il massimo sforzo per aiutare i frutticoltori con una formazione mirata ma anche con il necessario sostegno economico e non da ultimo coordinando la ricerca”.