| 25 Ottobre 2011
Il presidente della Sezione vitivinicola di Confagricoltura Veneto, Christian Marchesini, mette in guardia i produttori di Prosecco dai rischi che può comportare un’espansione indiscriminata dell’offerta
Le cifre del Prosecco, il prodotto di maggior successo commerciale della prestigiosa enologia veneta, fanno girare la testa anche agli astemi. Come ricorda il presidente dei viticoltori della Confagricoltura regionale, Christian Marchesini, infatti, si tratta della prima DOC italiana, che impegna quest’anno, soltanto nel Veneto, una superficie di circa 13 mila ettari per una produzione di 1 milione e 650 mila ettolitri;
Tuttavia, osserva Marchesini, di troppo successo si può anche morire ed è bene che i produttori ne siano consapevoli. Nel 2012, infatti, il tanto sbandierato sorpasso del Prosecco sullo Champagne in termini di bottiglie immesse in commercio (rispettivamente 353 milioni contro 320) può anche preludere ad un eccesso di offerta certamente poco favorevole alla valorizzazione del prodotto.
Nel 2014, inoltre, mette in guardia il presidente dei viticoltori di Confagricoltura Veneto, andrà in produzione tutta la superficie a Prosecco in Veneto e in Friuli, pari a circa 20 mila ettari complessivi. C’è da chiedersi che effetto provocherà sul prezzo del prodotto l'immissione sul mercato di una quantità così ingente, calcolabile sui 3 milioni di ettolitri, di cui 2,5 veneti; e se non sia concreto il rischio di una svalutazione del Prosecco sul piano della qualità, dell’immagine, della quotazione commerciale. Per queste ragioni, va rivolto un caldo invito ai viticoltori perché riflettano bene, soppesando i pro e i contro, prima di piantare ancora Glera, il vitigno da cui si ricava il Prosecco.
Per valorizzare il prodotto, conclude Marchesini, c’è anche altro da fare: ci attendiamo che la Zecca di Stato, che pure fatica a rispondere alle richieste che le pervengono per tutte le denominazioni italiane, stampi velocemente le fascette per le bottiglie di Prosecco DOC; chiediamo che non venga mai meno la vigilanza sulle sofisticazioni e sulle frodi, che insidiano sempre l’immagine dei prodotti agroalimentari di maggior successo; infine, e più in generale, vogliamo che si faccia tutto il possibile perché il Prosecco immesso sul mercato rispetti il giusto standard qualitativo, un’attenzione senza la quale ogni altro tipo di intervento risulta inutile.







