| 24 Novembre 2011
“La Commissione Europea per anni ha cercato di creare un equilibrio nel comparto vitivinicolo, ma ora c'è un grande ed attuale pericolo di destabilizzazione del sistema a causa dell'abbandono dei diritti di impianto, previsto per il 2016, ma prorogabile al 2018 dagli Stati membri.
Sin dall'inizio si è cercato di contenere l'espansione della superficie viticola per evitare un eccesso di impianti: strategia quindi utilizzata come forma di regolazione dell'offerta.
Ora si cerca la competitività del sistema, liberalizzandolo e seguendo l'esempio dell'Australia, su cui però occorre riflettere dato il notevole ridimensionamento subito. Ancora una volta, insomma, la Commissione Europea sembra non adottare soluzioni adeguate e corrispondenti alle necessità.
Così facendo l’Unione Europea andrà a minare un sistema che, nel bene o nel male, ha retto nel tempo, con il rischio che avvenga l'abbandono di una viticoltura cosiddetta "eroica" a favore di una di pianura, molto più semplice e produttiva. Si verificherebbe, poi, anche un abbassamento del valore patrimoniale dei nostri vigneti. Alto è anche il rischio di un aumento considerevole delle superfici delle denominazioni di pregio, in particolar modo in contesti di grande successo come il nostro Veneto. La Commissione dovrebbe riflettere sul fatto che le due nostre grandi denominazioni, il Valpolicella e il Prosecco, hanno adottato soluzioni restrittive.
In primis il Valpolicella, due anni orsono, ha imposto il freno chiudendo la possibilità di impiantare nuovi vigneti con diritti provenienti da fuori la denominazione, lasciando il 10% della d.o rivendicata dall'azienda con un massimo di 1 Ha una tantum in tre anni. Per non parlare del provvedimento regionale del 31 luglio 2011, che ha sancito il blocco per il Prosecco, anche se forse un po’ tardivamente. In sostanza, perdere uno strumento importante come i diritti di impianto è pericolosissimo, perché non si potrà più regolare l'offerta.
E' difficile immaginare che la proposta in essere porti a risultati positivi; è dunque auspicabile che tutto il sistema vitivinicolo regionale e nazionale si schieri solidale e compatto al fine di cercare a Bruxelles forti alleanze con gli altri grandi Paesi produttori, anche se si reputa che non siano sufficienti per ottenere il blocco da parte del Consiglio nei confronti della Commissione.
E' auspicabile dunque che, soprattutto per i vini DOC e IGT, sia mantenuto l'attuale sistema. Visto che le d.o sono marchi collettivi, deve rimanere in capo ai loro titolari, ovvero gli attori della filiera intesi nell'ambito dei consorzi di tutela, la gestione della denominazione e di conseguenza dell'offerta, per evitare sovrapproduzioni che potrebbero risulterebbe deleterie nel tempo”.
* Christian Marchesini è presidente della Sezione vitivinicola di Confagricoltura Veneto







