Regione

Patto per il Veneto: le proposte delle associazioni agricole

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Al Tavolo Regionale per lo Sviluppo del Veneto, presieduto da Luca Zaia con la partecipazione della Giunta regionale, è stato presentato il “Patto per il Veneto”, un’ipotesi di crescita che è stata integrata dalle associazioni agricole con una nota congiunta che si riporta di seguito. Nel testo è evidenziato il contributo originale di Confagricoltura Veneto

leone_regioneveneto“1. La salvaguardia di un settore primario vitale, dinamico e competitivo offre fondamentali garanzie alla comunità regionale, che spaziano dalla sicurezza alimentare e tutela della salute, alla sostenibilità dei processi e dei prodotti, grazie alla disponibilità di prodotti locali a prezzi accettabili per il cittadino.

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Bilancio regionale 2012: il PSR e poi?

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Le associazioni agricole si presentano compatte e con un’unica voce alla Regione in un momento delicatissimo per l’attività e la vita stessa delle aziende

palazzo_ferrofiniConsultata dalla Prima Commissione del Consiglio regionale (nella foto la sede di Palazzo Ferro Fini a Venezia) sulla legge finanziaria e il bilancio di previsione 2012, Confagricoltura Veneto ha partecipato, con le altre associazioni di categoria, alla redazione di un documento unitario, nella convinzione che il mondo agricolo deve presentarsi compatto alle istituzioni se vuole che le sue ragioni siano prese i considerazione.

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DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICA E FINANZIARIA 2012

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PREMESSA

l’attuale situazione regionale può definirsi particolarmente preoccupante. Nonostante, infatti, la Regione sia governata da una maggioranza larga e quindi teoricamente solida, questa è ben lontana dal dimostrare quella coesione e quella unità di intenti senza le quali non si può uscire da quella che è unanimemente considerata la crisi più grave che il Veneto ha dovuto affrontare da quando esiste come istituzione autonoma. I problemi politici che appesantiscono il quadro nazionale, poi, si ripercuotono a livello regionale, creando una situazione di perenne incertezza che impedisce quell’azione robusta di programmazione e di intervento di cui le imprese avrebbero necessità.

Per quanto riguarda specificamente il settore primario, le imprese hanno sostenuto in questi anni un grande sforzo per restare competitive in una situazione di crisi economica e finanziaria generalizzata e con la prospettiva della conclusione dell’attuale Politica Agricola Comunitaria nel 2013, pur potendo contare su risorse in progressivo e costante calo.

Dai quasi 195 milioni stanziati per il settore primario nel bilancio regionale di previsione 2004, infatti, si è passati ai 105 milioni e 851 mila euro della previsione 2010 e agli 83 della previsione 2011. Di questi 83, vengono destinati allo sviluppo del settore non più di una ventina, compresi i 18 che servono per il cofinanziamento del Programma di Sviluppo Rurale, fortunatamente mantenuto fermo anche per la sua funzione di volano in grado di attivare un intervento statale e comunitario pari complessivamente a sei - sette volte quello regionale.

In una situazione di questo tipo, possono essere le due parole d’ordine cui la Regione dovrebbe attenersi nell’attuale congiuntura economica: rigore e pragmatismo creativo. Il rigore per tagliare le spese inutili, il pragmatismo creativo per ottimizzare le risorse disponibili essendo pratici ed inventivi nello stesso tempo.

Il principio del rigore impone di contenere all’osso la spesa assorbita dalle strutture pubbliche di competenza regionale, varando un piano industriale che preveda un sistema di economie e di riduzione dei costi fissi di tali strutture. Infatti, una volta riconosciuto che la spesa per il mantenimento di AVEPA e Veneto Agricoltura è scesa dai 45 milioni del 2010 ai 37 del 2011, peraltro interamente gravanti sul bilancio agricolo, va detto però che si tratta di tagli insufficienti, perché non incidono sul nocciolo duro della spesa pubblica, cioè sui costi fissi. Sappiamo che si tratta di costi che presentano una forte componente di rigidità, tuttavia riteniamo che margini di manovra ve ne siano. Poiché un bilancio con queste caratteristiche di ristrettezza non si era mai visto nella storia dell’istituzione regionale, è giunto il momento di varare un piano industriale diretto, come si accenna sopra, al contenimento dei costi fissi nelle strutture pubbliche di competenza regionale.

Il realismo creativo, invece, dovrebbe suggerire alla Regione di muoversi lungo alcune direttrici fondamentali, che, secondo Confagricoltura Veneto, si possono sintetizzare come segue:

  • Il tema forse più sentito dalle imprese agricole è quello della semplificazione burocratica. Tutti gli imprenditori sanno quanto tempo e quante energie vengono sottratte al loro lavoro per essere dirottate sugli adempimenti, spesso inutili e ripetitivi, che sono imposti dalla pubblica amministrazione, per averne in cambio servizi spesso non all’altezza perché non rispondenti a quelle esigenze di rapidità ed efficacia che sono centrali nella realtà economica.

Confagricoltura Veneto ha svolto un’azione sindacale incessante per fornire alla Regione la collaborazione necessaria ad una semplificazione dell’attuale quadro burocratico, ma i risultati ottenuti appaiono per il momento episodici e non strutturali. L’assessore regionale sembra molto deciso a procedere nella direzione da noi fortemente voluta. Ci auguriamo che alle dichiarazioni programmatiche facciano seguito al più presto dei risultati concreti e di reale utilità per le imprese

  • Per passare ai temi economici, si conferma la centralità per il futuro delle imprese agricole del Programma di Sviluppo Rurale, l’unico strumento rimasto alla Regione per promuovere lo sviluppo del settore. Il PSR potrà ancora essere molto utile, però, soltanto se rafforzerà sempre di più la propria capacità di sostegno e di incentivo allo sforzo che stanno compiendo le imprese per riconvertirsi, rinnovarsi, in una parola per investire. Le poche risorse disponibili devono essere il più possibile concentrate in funzione di questo obiettivo, quello delle sviluppo delle imprese, evitando che si disperdano in mille rivoli di dubbia valenza economica.
  • Un orizzonte importante si è aperto per le imprese agricole con la produzione di energia da biomasse. Purtroppo anche su questo versante non mancano le difficoltà. In primo luogo, la posizione delle istituzioni pubbliche appare contraddittoria: da un lato, infatti, anche per gli obblighi imposti dal protocollo di Kyoto e dai trattati comunitari, si afferma che l’energia verde, l’energia pulita come viene anche chiamata, rappresenta una preziosa integrazione di quella ricavata dal petrolio e va quindi incoraggiata; dall’altro, soprattutto nella prassi amministrativa locale, si creano continue difficoltà alla realizzazione degli impianti soprattutto per ragioni urbanistiche ed ambientali. Non vorremmo che, di questo passo, un po’ per una insufficiente politica di incentivi a livello nazionale, un po’ per la diffidenza verso questo tipo di investimenti a livello locale, quella che poteva sembrare una interessante prospettiva imprenditoriale per le nostre aziende finisse per afflosciarsi.
  • Un’altra interessante opportunità di reddito per le imprese è rappresentata dall’agriturismo. Su questa materia è in discussione nella IV Commissione del Consiglio regionale un disegno di legge che, ci auguriamo, possa mettere a disposizione degli imprenditori una disciplina più semplice e più rispondente alle loro esigenze, perché, nonostante una crisi generale del turismo di cui anche l’agriturismo sta risentendo, quest’ultimo rimane uno strumento importante di valorizzazione economica e sociale dell’attività agricola.
  • Un altro tema di grande attualità su cui la posizione della Regione rimane incomprensibilmente ostile è quello degli OGM, su cui è stato presentato di recente un progetto di legge fortemente restrittivo di iniziativa della Lega Nord. Ancora una volta va ribadito che non sussistono ragioni oggettive, né di tipo economico né di tipo sanitario, per impedire l’avvio di una seria sperimentazione in questa materia almeno sulle commodity, che non hanno un’immagine di qualità e genuinità da salvare agli occhi del consumatore. Il mais, invece, si avvantaggerebbe molto, anche sotto il profilo sanitario, dalla selezione di specie resistenti a un fungo tossico come la fumonisina. Del resto, non ha senso vietare la produzione di OGM nel Veneto e non la loro importazione, che è massiccia soprattutto nei mangimi destinati alla zootecnia.

Di conseguenza, Confagricoltura Veneto ribadisce la propria posizione di apertura e di favore verso le produzioni GM al pari dei quelle tradizionali e biologiche, peraltro assolutamente e scientificamente fra loro compatibili, in nome della realtà produttiva mondiale di cui il Veneto vuole far parte, del buon senso, della libera iniziativa economica e anche della tutela ambientale, tema quest’ultimo troppo importante per essere affidato a posizioni ideologicamente condizionate.

  • Appare sempre più urgente la realizzazione di un sistema di tracciabilità dei prodotti agroalimentari dalla produzione alla tavola, per valorizzare la qualità veneta, renderla riconoscibile al consumatore, difenderla dalla concorrenza di una produzione importata meno buona e meno affidabile.