Piano faunistico venatorio 2012-2017: incominciato il dibattito

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L’assessore Daniele Stival ha sentito le associazioni agricole sui contenuti del nuovo Piano. Il parere di Confagricoltura Veneto

 

cane_cacciaIl sistema di risarcimento dei danni da fauna selvatica e attività venatoria; la disciplina degli istituti privati della caccia; il regime di sottrazione dei fondi dall’attività venatoria; le zone di ripopolamento e cattura e le aree di rispetto. Sono questi i temi su cui si è svolto in prevalenza l’intervento di Confagricoltura Veneto alle audizioni promosse dall’assessore Daniele Stival in vista dell’entrata in vigore, programmata per il prossimo mese di febbraio, del nuovo Piano Faunistico Venatorio Regionale.

Nulla di nuovo sotto il sole, quindi; ma finché alcune fondamentali istanze del mondo agricolo non saranno accolte, Confagricoltura Veneto continuerà a farsene portavoce nelle sedi istituzionali.

Per quanto riguarda il risarcimento dei danni, è evidente l’inadeguatezza e l’iniquità del sistema attuale, basato sulla percentuale di risarcimento che decresce man mano che il danno aumenta e sulla franchigia. L’unica soluzione, viste le difficoltà della finanza pubblica, è che i costi dell’attività venatoria siano sostenuti totalmente dai cacciatori. In questo modo gli agricoltori potrebbero finalmente ottenere un indennizzo integrale almeno dei danni provocati dalla caccia.

Circa gli istituti privati (aziende faunistico-venatorie, agrituristico venatorie e centri privati per la riproduzione della fauna selvatica), è proprio l’approccio normativo di fondo che dovrebbe cambiare, snellendo e semplificando i procedimenti amministrativi sul presupposto che la costituzione di questi istituti è espressione del diritto di proprietà e di impresa.

E’ evidente, poi, lo spirito restrittivo con cui il legislatore ha disciplinato la possibilità di sottrarre i fondi dall’attività venatoria, sottoponendola a termini e adempimenti troppo rigidi. Va ricordato che questa facoltà non è altro che un parziale correttivo a quell’art. 842 del codice civile che permette al cacciatore di girare liberamente nel fondo altrui.

La disciplina delle zone di ripopolamento e cattura e delle aree di rispetto, infine, appare ampiamente superata. La loro costituzione ha tutte le caratteristiche del provvedimento coattivo; una sorta di esproprio anomalo, attraverso il quale una proprietà è messa a disposizione della collettività senza corrispettivo.