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Glossario

Glossario di Confagricoltura Veneto

Il Glossario riporta in ordine alfabetico tutti i temi che riguardano direttamente o indirettamente il settore primario, accompagnato ciascuno dal commento di Confagricoltura Veneto: un modo pratico per far conoscere le nostre proposte sui vari problemi permettendo al lettore di concentrarsi su quelli che più gli interessano.
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AGRITURISMO

E’ molto attesa la nuova legge regionale, sulla quale sta lavorando la IV Commissione del Consiglio assemblando due diversi testi normativi: quello sottoscritto dal presidente Ruffato e da altri consiglieri regionali, che si ispira alla proposta presentata insieme da Confagricoltura ed Agriturist Veneto e che risponde alle esigenze di semplicità e chiarezza molto sentite dagli operatori; e quello presentato dalla Giunta regionale, più articolato del precedente ma anche più complesso sul piano burocratico. Dall’entrata in vigore, che risale ormai a 12 anni fa, della legge vigente, molte cose sono cambiate. Abbiamo una nuova legge statale di principi, la n.96/2006, la quale, anche se in alcune parti è stata abrogata dalla Corte costituzionale perché invadeva la competenza legislativa regionale, contiene comunque degli spunti di grande interesse per favorire la realizzazione di un rapporto più autentico e meno formale fra agriturismo e azienda agricola e per sveltire la componente burocratica dell’attività; spunti che una nuova legge regionale di materia non potrà trascurare. Inoltre l’agriturismo è molto cambiato nella nostra regione dal 1997, si è diffuso sul territorio ed ha variato la propria offerta, che non è più contrassegnata dalla prevalenza quasi esclusiva della ristorazione pura. La nuova legge regionale dovrà, in primo luogo, valorizzare il legame dell’agriturismo con il contesto agricolo di riferimento alleggerendo nel contempo la componente burocratico-amministrativa di questa attività e dettando poche regole in materia, chiare e precise. Alla luce di questa impostazione potranno trovare una soluzione normativa soddisfacente gli aspetti più delicati dell’agriturismo, come i limiti da imporre alla ristorazione e all’ospitalità e la componente igienico-sanitaria, da disciplinare con regole che non siano mutuate da altri ambiti della vita produttiva e civile, ma, studiate appositamente per l’agriturismo, tengano conto delle sue caratteristiche e peculiarità.

BIOTECNOLOGIE

In Veneto il tema, a distanza di quattro anni dalla legge n.5/2005, che attribuiva alle Regioni il compito di definire le regole della coesistenza fra colture g.m. e le altre, è ancora del tutto aperto. Deve, invece, considerarsi assolutamente prioritario per l’agricoltura veneta, nella quale è ancora fondamentale, in termini di PLV, SAU e indotto, la presenza di coltivazioni come il mais e la soia, ove si è sviluppata in maniera particolare la ricerca scientifica a livello mondiale su questi temi. E’ irrisolto, quindi, il problema della coesistenza, che va affrontato non solo a livello sementiero, ma anche in tutte le fasi successive di coltivazione. E, prima ancora, quello di promuovere una ricerca scientificamente fondata, ai risultati della quale produttori e consumatori possano affidarsi. Il problema di fondo è che in Italia permane una posizione pregiudizialmente contraria alla sperimentazione sugli Ogm, posizione che potrebbe lasciarci indietro rispetto ai Paesi concorrenti; con la conseguenza che, se la tecnologia sarà sviluppata altrove, potremmo essere costretti ad acquisirla all’estero. Nel frattempo L’Associazione Italiana Maiscoltori (AMI) e Confagricoltura hanno proposto alle istituzioni e al mondo scientifico italiano una ricerca sulla coltivazione del mais g.m. in secondo raccolto. Nella Pianura Padana, infatti, il mais in coltura principale fiorisce a partire dall’ultima decade di giugno ed entro la seconda decade di luglio ha praticamente completato l’allegagione. Pertanto un mais g.m. seminato tardivamente non potrebbe più impollinare quello convenzionale, la cui fase di fioritura sarebbe ormai abbondantemente superata; verrebbero così annullati di fatto i rischi di contaminazione tramite impollinazione incrociata. La ricerca è mirata anche a verificare l’efficacia della segregazione tra filiere g.m. e non, poiché parte della contaminazione può avvenire anche fuori dal campo, durante le fasi di semina, raccolta, trasporto, essiccazione e stoccaggio. Nell’ipotesi proposta da AMI e Confagricoltura tutte queste attività sarebbero separate temporalmente, riducendo al minimo il rischio di venire in contatto con prodotto non g.m. Infine, si potrebbe estendere la sperimentazione anche a valle della produzione, sulle filiere zootecniche, che utilizzerebbero questo mais qualitativamente superiore grazie anche al diverso periodo di coltivazione.

BONIFICA

Riuscirà il Consiglio regionale ad approvare nel corso di questa legislatura la nuova legge in materia di bonifica? E’ la domanda che tutti si pongono, considerato che la IV Commissione consiliare ha adottato il progetto nell’ormai lontano mese di ottobre del 2007. L’attuale situazione, in effetti, non offre le necessarie sicurezze per il presente e prospettive chiare per il futuro ai Consorzi, dai quali si pretende la capacità di razionalizzare la loro attività e di ridurne i costi, mentre non si mette a loro disposizione il necessario sostegno normativo, cioè la nuova legge regionale. Del resto i criteri per il riordino dei Consorzi fissati dalla Conferenza Stato-Regioni confermano la validità complessiva dell’attuale sistema bonifica, soprattutto laddove si afferma che i Consorzi sono organismi di carattere associativo, titolari di un potere impositivo, amministrati dai consorziati che eleggono i componenti del Consiglio per fasce di contribuenza. La nuova legge regionale non potrà che confermare tali principi, avviando i Consorzi verso un miglioramento della loro funzionalità attraverso accorpamenti dei servizi o forme di collaborazione, ma nel contempo ribadendo la loro natura di enti basati, in attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà, sull’autogestione e sull’esercizio del potere impositivo.

BUROCRAZIA

E’ sempre forte il malessere del mondo agricolo alle prese con una massa di adempimenti cui fare fronte e, più ancora, con un sistema burocratico preoccupato di garantire se stesso moltiplicando gli obblighi a carico dell’imprenditore piuttosto che di collaborare con quest’ultimo per il raggiungimento di risultati concreti. Confagricoltura Veneto ha deciso di dare un contributo serio e concreto per la razionalizzazione dell’attività di AVEPA, l’agenzia regionale che eroga i pagamenti in agricoltura, il cui modo di operare è motivo di grave preoccupazione e malcontento in tutto il mondo agricolo, a causa di un eccesso di burocrazia che appesantisce e ritarda inutilmente il servizio reso alle aziende agricole. Confagricoltura Veneto, quindi, ha predisposto un progetto di legge, inviato alle maggiori autorità regionali, diretto a semplificare la struttura di AVEPA in modo da permetterne un funzionamento più snello e rapido. L’obiettivo dell’iniziativa non è quello di stravolgere l’attuale assetto dell’organismo pagatore, ma di introdurre alcune modifiche nella legge istitutiva in maniera da facilitare il coordinamento ed il controllo della Regione sull’attività di AVEPA, i cui limiti devono essere meglio definiti. Sempre in nome della necessità di un alleggerimento del sistema amministrativo con cui le aziende hanno a che fare quotidianamente, Confagricoltura Veneto ha sollecitato la costituzione, avvenuta con delibera della Giunta regionale, di un gruppo di lavoro per la razionalizzazione e semplificazione delle procedure di controllo nel settore primario. L'obiettivo di un'iniziativa così opportuna è quello di mettere insieme le istituzioni con il mondo dell'impresa, per trovare, in spirito di collaborazione, quanto dell'attuale sistema di controlli, particolarmente complesso non solo per i contenuti ma anche per il numero di pubbliche amministrazioni coinvolte, può essere ricondotto a criteri di maggiore semplicità per favorire la capacità competitiva dei produttori. In questo senso il felice slogan "un'azienda, un controllo" deve diventare una scelta programmatica, per mettere ordine in un mondo dove il notevole impegno profuso potrebbe essere razionalizzato e portare a risultati migliori con vantaggio sia dei controllori sia dei controllati.

CACCIA

La sentenza del Consiglio di Stato n. 4099/2008, pronunciata alla fine di un iter processuale alquanto tormentato, ha accolto il ricorso della Regione Veneto riconoscendo la validità della delibera che prevedeva che i "corridoi", cioè le distanze che le aziende faunistico-venatorie devono rispettare sia fra loro, sia verso gli altri istituti venatori privati, sia verso le aree a tutela, riguardassero solo le aziende di nuova costituzione. Alla fine, quindi, sono state pienamente riconosciute le ragioni di chi ha sempre sostenuto, come Confagricoltura Veneto, l'inutilità se non la dannosità dei corridoi e l'impossibilità di applicarli alle aziende faunistico-venatorie già costituite ed operanti, pena il mettere in grave difficoltà delle realtà spesso benemerite nella tutela del territorio e della fauna, abbandonando ad un'attività venatoria indiscriminata territori ricchi di selvaggina e di rilevante interesse ambientale. Durante le more processuali, inoltre, all'enorme danno faunistico si è sommato quello arrecato alle strutture ed alle produzioni agricole, in particolare frutteti, vigneti e impianti irrigui. Sul piano giuridico, poi, appare insostenibile riconoscere efficacia retroattiva ad una norma, quella appunto sui ‘corridoi’, nonostante fosse più sfavorevole per i destinatari. Il principio generale di irretroattività delle norme giuridiche, infatti, è codificato nel nostro ordinamento dall'art. 11 delle Disposizioni sulla legge in generale. In conclusione, va ribadito che la scelta operata dal Consiglio di Stato fa giustizia di un orientamento che metteva in discussione la gestione privata della caccia e la possibilità per gli agricoltori di percepire un reddito integrativo, scoraggiando la permanenza dell’attività agricola nelle aree svantaggiate della nostra regione.

CREDITO

L’evoluzione in atto nel mondo del credito e della finanza, anche a seguito dell’entrata in vigore degli accordi di Basilea 2, evidenzia la necessità di una maggiore attenzione da parte delle imprese agricole nei confronti delle tematiche finanziarie e dei rapporti con gli Istituti di credito. In particolare, l’importanza della garanzia collettiva si è via via evidenziata anche nel settore primario, ove le imprese di maggiori dimensioni erano abituate da sempre a trattare individualmente la loro posizione. Per dare una risposta concreta a questa crescente necessità, Confagricoltura Veneto ha individuato in Neafidi, la cooperativa di garanzia che fa capo al sistema regionale Confindustria, il tramite per l’attivazione a favore dei produttori di garanzie collettive grazie alle quali rendere meno oneroso l’accesso al credito e insieme la struttura in grado di svolgere attività formative e di consulenza finanziaria a favore delle imprese. E’ stato così sottoscritto un protocollo di intesa, a seguito del quale Neafidi ha già definito, nell’ambito delle convenzioni in essere con alcune banche, condizioni riservate agli agricoltori associati a Confagricoltura Veneto.

DIRETTIVA NITRATI

L’argomento, molto complesso sotto il profilo politico quanto sotto quello tecnico, non cessa di sollecitare l’attenzione del mondo agricolo. Sul tema Confagricoltura Veneto ha predisposto una nota di osservazioni e proposte che viene sintetizzata per punti di seguito.
1. Revisione delle soglie per l’obbligo delle comunicazioni e del PUA. E’ necessaria la semplificazione burocratica relativamente alle comunicazioni e alla redazione del piano di utilizzazione agronomica (PUA) rendendone facoltativa l’adozione o, al massimo, limitandone l’obbligatorietà agli allevamenti ricadenti nel campo di applicazione del D.lgs 59/2005 (IPPC) e agli allevamenti bovini con più di 500 UBA.
2. Riduzione dei periodi di divieto e flessibilità nella loro definizione. Tutti i periodi di divieto di spargimento durante il periodo invernale dovrebbero essere ridotti di almeno un mese, con possibilità di frazionamento degli stessi se sussistono le condizioni.
3. Stoccaggi: più tempo per gli adeguamenti. E’ necessario posticipare la scadenza per gli adeguamenti degli stoccaggi almeno fino al 31.12.2009 per tutti gli allevamenti a causa della perdurante incertezza normativa sul calcolo dei volumi delle concimaie, delle vasche per il liquame e delle vasche di stoccaggio dei percolati e delle acque reflue.
4. Ridurre gli stoccaggi per i percolati e le acque piovane delle concimaie scoperte. I percolati e le acque piovane che cadono sulle concimaie non devono essere assimilati ai liquami e quindi vincolati al rispetto dei periodi di divieto di spargimento e allo stoccaggio per almeno 90/120 giorni.
5. Verifica delle quantità di effluenti e dell’azoto prodotto. E’ necessaria una verifica delle quantità di azoto e dei volumi di effluenti prodotti contenuti nel decreto 7 aprile 2006. Inoltre si chiede di introdurre, rispetto ai valori calcolati, una tolleranza standard.
6. Impianti di trattamento: ampliamento e inserimento nel ciclo dell’azienda agricola. Va chiarito che tutti gli impianti in grado di produrre la quantità di azoto contenuta negli effluenti rientrano fra i “trattamenti” ammessi e che tali impianti possono essere realizzati dalle singole aziende, da loro consorzi e anche da soggetti terzi, pubblici o privati. Inoltre deve essere chiarito che i materiali di risulta (digestato, ceneri, ecc…) rientrano a tutti gli effetti nel ciclo agricolo e possono essere reimpiegati per scopi agronomici.
7. Impianti di trattamento: deroga al rispetto dei quantitativi massimi fino alla loro realizzazione. E’ necessario che venga applicata una deroga temporanea al rispetto del quantitativo massimo in zona vulnerabile (170 Kg di azoto) alle aziende agricole che hanno presentato un progetto o stanno realizzando un impianto per l’abbattimento della quantità di azoto.
8. Richiesta di deroga all’Unione Europea del limite dei 170 Kg di azoto per ettaro, considerata la natura dei suoli agricoli della nostra Regione e l’allevamento basato sulla coltivazione del mais, coltivazione particolarmente avida di azoto.

ENERGIE ALTERNATIVE

Il tema della produzione di energia da fonti rinnovabili è sempre più all’attenzione del mondo agricolo. I punti da tenere presenti sono i seguenti: la valenza collettiva dell’uso delle biomasse, che possono rappresentare una fonte importante di energia pulita; la necessità di diffondere la conoscenza delle tecnologie già acquisite attraverso la costituzione di uno sportello regionale dedicato a questo scopo e facilmente accessibile da parte delle imprese; l’esigenza di colmare la distanza che tuttora separa i centri deputati all'innovazione (Università, Istituti di ricerca ecc.) dalle imprese e di perseguire gli obiettivi del coordinamento e della razionalizzazione dei rapporti fra i vari segmenti della filiera produttiva; l’importanza di una legge regionale sulle fonti rinnovabili, che coordini le diverse norme che a vario titolo intervengono in materia, con particolare riferimento a quelle urbanistiche; la valorizzazione delle biomasse prodotte all'interno del territorio regionale; la previsione che determinati sottoprodotti e residui dell'attività agricola non vengano più considerati rifiuti, soprattutto da un punto di vista giuridico/ambientale, ma risorse a disposizione degli agricoltori; la necessità che vengano rimossi gli ostacoli di ordine economico e giuridico per la produzione e l’utilizzo dei biogas e dell’energia fotovoltaica. Un risultato molto positivo, ottenuto grazie all’interessamento di Confagricoltura Veneto, è rappresentato dall’emendamento approvato dal Consiglio regionale alla legge urbanistica n.11/2004, secondo il quale le società e le cooperative agricole che si dedicano alla trasformazione e alla commercializzazione dei prodotti dei soci, ora possono realizzare impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili in zona agricola. In questo modo, si potranno ridurre i costi e le difficoltà del trasporto con mezzi agricoli delle materie prime dai terreni alle zone industriali, soprattutto quando si tratta di prodotti e sottoprodotti agroforestali da destinare alla produzione di energia. La versione originale della norma, infatti, stabiliva che i fabbricati per insediamenti di tipo agro-industriale non potevano essere ubicati in zona agricola senza eccezione alcuna, rappresentando, così, un ostacolo allo sviluppo delle aziende agricole e, in particolare, delle attività connesse realizzate in forma associata, con riferimento soprattutto alla produzione di energia da biomasse.

ISTITUZIONI

Il quadro istituzionale ed amministrativo con cui deve confrontarsi quotidianamente l'impresa agricola si è complicato enormemente negli ultimi trent'anni: è quindi urgente un intervento di semplificazione che, da un lato riduca il costo della pubblica amministrazione a carico del contribuente, dall'altro renda più agevole e rapido il rapporto del produttore con tutti quei soggetti -uffici, sportelli, commissioni, autorità ecc.- che a vario titolo condizionano il suo operato. E' quindi giunto il momento di disboscare la giungla istituzionale e burocratica in cui deve muoversi l'imprenditore, chiedendosi se qualche Ente non abbia concluso il proprio ciclo storico ed esaurito la propria funzione al servizio della collettività. Ci si riferisce in particolare alle Province, delle quali va riconosciuto l'apprezzabile lavoro svolto a sostegno dello sviluppo anche del settore primario, ma che ora sembrano ritagliarsi forzatamente uno spazio fra la Regione, destinata a diventare sempre più importante nella logica del federalismo, e i Comuni, insostituibili rappresentanti, sia singolarmente sia in quelle forme associate ancora poco sperimentate, delle istanze delle popolazioni locali. Per queste ragioni, va appoggiata con convinzione l'iniziativa assunta dal presidente nazionale di Confagricoltura Federico Vecchioni a favore di uno Stato "low cost", che non rappresenti un peso, burocratico ed economico per il cittadino e per le imprese, ma si ponga realmente al loro servizio.

LAVORO

La più importante novità dell’anno appena trascorso è rappresentata dall’iniziativa dell’attuale Governo di retribuire studenti e pensionati impegnati nella vendemmia attraverso voucher del valore di 10 € l'uno compreso il costo dell'assicurazione obbligatoria. In questo modo sono stati semplificati i gravosi adempimenti che, altrimenti, il datore di lavoro sarebbe stato chiamato ad assumersi. E' un modo intelligente e realistico di venire incontro alle esigenze delle imprese agricole, specie quelle di più piccole dimensioni, che rappresentano il tessuto connettivo del comparto viticolo veneto. Esse, infatti, possono così ricorrere alle prestazioni di lavoratori occasionali quali studenti e pensionati in un momento cruciale della vita aziendale come la vendemmia, semplificando al massimo gli adempimenti amministrativi a loro carico in quanto non viene instaurato un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato. Così si agevola l'emersione di rapporti che, purtroppo, non sempre si sono svolti in modo regolare. Il notevole gradimento con cui il voucher è stato accolto nelle aziende vitivinicole venete fa ben sperare per una sua positiva applicazione anche nelle altre attività stagionali agricole, come già previsto dalla normativa nazionale. Anche il tema della sicurezza sul lavoro è stato al centro nel 2008 dell’interesse di Confagricoltura Veneto, che ha sottoscritto, insieme alle altre associazioni imprenditoriali agricole regionali ed ai sindacati dei lavoratori, un importante protocollo d’intesa sulla materia. Il protocollo prevede l’attuazione in tutta la regione di iniziative dirette a promuovere la cultura della salute e della sicurezza nel lavoro in agricoltura. In particolare, si progetta di avviare iniziative legate alla gestione di flussi informativi e alla promozione di corsi per l’abilitazione allo svolgimento delle funzioni di responsabile del servizio di prevenzione e protezione sul lavoro con specializzazione nel settore primario.

PREZZI

Quando si parla di un ruolo sociale dell'agricoltura si fa di solito riferimento alla sua funzione primaria di produttrice di beni alimentari per la collettività, cui, negli ultimi anni, si è aggiunto anche il riconoscimento della utilità della sua presenza a tutela del territorio e del paesaggio. Molto di rado, invece, si allude ad un altro prezioso apporto che il settore primario conferisce all'equilibrio sociale ed economico del Paese, quello di calmierare l'inflazione. Ed è proprio questo il punto. Se si ritiene equo che il settore primario tenga bassi i prezzi in quanto riguardano beni di prima necessità, perché la stessa logica non deve valere per il resto della filiera, che, invece, carica gli stessi beni di aumenti spesso difficilmente giustificabili? E perché si tollera ancora che degli incrementi dei prezzi al consumo dei prodotti agroalimentari vengano accusati gli agricoltori? I dati diffusi da fonti ufficiali come ISMEA ed ISTAT, infatti, confermano che, a fronte di un indiscutibile calo dei prezzi dei prodotti agricoli all'origine, non corrisponde certo un analogo andamento dei prezzi degli stessi prodotti al consumo, com'è nell'evidenza generale. L'agricoltura, in definitiva, non comprende come si possa pretendere da lei una funzione calmieratrice dei prezzi costringendola ad una incoerenza tra costi e ricavi e contemporaneamente criticandola perché destinataria delle politiche comunitarie di settore, del resto sempre più evanescenti ed indirizzate di fatto, ad invarianza di risorse, anche a tutti gli altri settori. E' giunto il momento che la Regione dia sostanza alle competenze di programmazione economica che le sono proprie e attivi gli strumenti normativi di cui è in possesso in materia di controllo dei prezzi per restituire trasparenza ad una situazione di mercato che danneggia, ancor prima che gli agricoltori, tutti noi come consumatori.

PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE

Con l'approvazione da parte della Giunta regionale del primo bando generale per la presentazione di domande di finanziamento a valere sul Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013, si è entrati nella fase operativa, con tutte le difficoltà di interpretazione ed applicazione delle norme che questa porta sempre con sé. Rappresenta comunque un risultato già positivo l’adozione in tempi relativamente brevi di un provvedimento di cui le imprese agricole venete hanno assoluto bisogno per poter investire e restare competitive Ora il PSR esiste e dobbiamo fare tutto il possibile perché l'occasione non venga sprecata ed il settore primario ne tragga il massimo vantaggio. Per ottenere questo risultato è necessario da un lato concentrare i finanziamenti disponibili in maniera che non si disperdano in mille rivoli e vengano veramente riservati a favore delle imprese agricole, dall'altro garantire una gestione del programma da parte della pubblica amministrazione improntata alla collaborazione con il mondo della impresa. Inoltre, gli imprenditori agricoli si augurano che la stessa sollecitudine con cui è stato aperto il primo bando venga dimostrata anche per il secondo, mettendo tempestivamente a disposizione del settore primario uno strumento indispensabile per il suo sviluppo.

PTRC

Sono incominciate le consultazioni, promosse dalla Regione, sul Documento preliminare al Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, il più importante strumento di pianificazione del territorio veneto. In proposito, la Confagricoltura regionale ha evidenziato la necessità di una rapida approvazione del PTRC, per evitare il rischio della frammentazione e della disorganicità nelle scelte riguardanti l’uso del suolo. E’ necessario, infatti, che programmazione e pianificazione territoriale vengano ricondotte ad una logica e ad un ordine comuni e condivisi. E’ proprio sotto questo profilo che la funzione del P.T.R.C. si presenta fondamentale e cioè in quanto quadro di riferimento generale in cui deve innestarsi la pianificazione comunale, per evitare di alimentare sperequazioni e difformità di trattamento da una Amministrazione comunale all’altra, anche a distanza di pochi chilometri. E’ necessario, inoltre, che il nuovo P.T.R.C. affronti anche il problema della tutela del territorio agricolo, specie quello più vocato e più produttivo: un’esigenza che non corrisponde solo all’interesse degli agricoltori ma anche a quello dell’intera collettività, considerato il ruolo equilibratore svolto dalla destinazione agricola del suolo in una regione densamente abitata e fortemente segnata dalla presenza dell’uomo come la nostra. Il territorio agricolo richiede un approccio programmatico e normativo che lo valorizzi per la sua attuale destinazione, apprezzandone la funzione produttiva oltre a quella paesaggistica.

TABACCO

C’è molta attesa fra i produttori per il prossimo avvio, nell’ambito dell’Organizzazione Comune di Mercato, del piano nazionale di ristrutturazione del comparto tabacchicolo, che dovrà essere attuato dalla Regione con la collaborazione delle Associazioni di categoria. La preoccupazione principale riguarda la destinazione delle risorse, che devono essere riservate ai produttori e non dirottate verso altre componenti della filiera. Per quanto riguarda i contenuti del piano di ristrutturazione, l’auspicio è che siano previsti incentivi ed interventi, anche ai fini del collaudo e del trasferimento delle innovazioni, almeno per la riduzione dei costi di produzione e per un ulteriore miglioramento qualitativo del prodotto.

VITIVINICOLTURA

La nuova Organizzazione Comune di Mercato (OCM) del vino è ancora al centro dell’attenzione dei produttori, che ne evidenziano le lacune ed i rischi almeno potenziali. Pensiamo alla prevista soppressione delle denominazioni italiane a vantaggio di quelle comunitarie: una scelta che potrebbe disorientare i consumatori modificando le loro abitudini ed i loro consueti punti di riferimento. Preoccupazione suscita anche la scelta di politica economica che caratterizza l’O.C.M., diretta a valorizzare i vini da tavola, alla luce delle ripercussioni che ne potrebbero derivare nei confronti della produzione di pregio, che deve rimanere il fiore all’occhiello del comparto. Altri limiti della O.C.M. riguardano la previsione di fondi destinati solo alla promozione extra UE, trascurando la necessità di valorizzare il prodotto anche all’interno dell’Europa; e l’insistenza sulla politica degli espianti, alla quale, invece, dovrebbe essere preferita quella della ristrutturazione dei vigneti allo scopo di migliorare l’esistente. Inoltre, Confagricoltura Veneto ha contribuito alla definizione dei nuovi disciplinari del riconoscimento delle produzioni di prosecco, condividendo in pieno le indicazioni della filiera trevigiana, provincia che è stata la culla di questo vino di prestigio e di grande successo sul mercato.

ZOOTECNIA DA CARNE

Il quadro complessivo del comparto, tanto per la carne bovina quanto per quella suina, è estremamente preoccupante e tale da richiedere interventi immediati, in grado di incidere in una situazione la cui gravità è diventata ormai strutturale. L'andamento del mercato, infatti, non dà segnali di ripresa. I redditi sono in calo e si fatica a reggere una concorrenza straniera che, alimentando il bestiame con l'erba dei prati e dei pascoli, non risente del tendenziale aumento del prezzo dei cereali, che costituiscono, invece, il piatto forte della dieta di bovini e suini in Italia; una concorrenza dalla quale gli allevatori non riescono a difendersi adeguatamente per l'impossibilità di rendere visibile la carne nazionale rispetto alla straniera e quindi di valorizzarla rendendola appetibile per il consumatore. Un mercato così difficile, poi, è destinato a subire i contraccolpi di ogni evento negativo che si registra nel comparto, come l'epidemia di blue tongue, che non interessa per fortuna l'Italia ma che porta all'interno dei nostri confini carne a prezzi stracciati proveniente dalle aree dell'Europa coinvolte. La situazione è ulteriormente aggravata dagli adempimenti che Bruxelles impone agli allevatori in attuazione della Direttiva Nitrati, costringendoli a costosi investimenti di carattere strutturale per adeguarsi alla normativa, ma, nello stesso tempo, impedendo loro di svilupparsi secondo quanto richiederebbero le esigenze imprenditoriali ed economiche. Su questi presupposti Confagricoltura ha predisposto un documento per il rilancio delle filiere della carne bovina e suina improntato al massimo pragmatismo anche in relazione alla esiguità delle risorse disponibili da parte del Ministero delle politiche agricole; un documento che non si limita ad enunciare i problemi ma individua con chiarezza gli strumenti per risolverli. Particolare fiducia si ripone nel costituendo piano carni allo studio del ministro, per un rilancio del comparto.

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