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Per un agriturismo a misura di ospite e di impresa
Confagricoltura ed Agriturist Veneto hanno colto l’occasione rappresentata dal proseguimento dei lavori nella IV Commissione del Consiglio regionale sulla nuova legge agrituristica, per presentare alcune ulteriori puntualizzazioni
Nessuno in questo momento è in grado di dire se la nuova legge agrituristica sarà approvata in tempo utile prima che l’approssimarsi delle elezioni regionali interrompa l’attività del Consiglio. Tuttavia la discussione nella Commissione agricoltura continua con apprezzabile imepgno e quindi Confagricoltura ed Agriturist Veneto hanno ritenuto opportuno intervenire ribadendo alcuni punti già segnalati a suo tempo.
Fra questi, la necessità di riflettere con attenzione sulla opportunità di individuare un gruppo di attività denominate di turismo rurale, esercitabili anche dall’azienda agricola sprovvista dell’autorizzazione agrituristica. Qualora, come sembra, si intendesse persevare in questa scelta, sembra preferibile limitarle all’ambito ricreativo, culturale e didattico, escludendo e quindi riportando nell’alveo agrituristico tutte quelle che comportano, direttamente o indirettamente, una somministrazione di cibo e di bevande anche soltanto a titolo di degustazione.
Un’altra questione ancora aperta riguarda il numero massimo di ospiti accettabili nelle strutture agrituristiche; e, in particolare, se conservare l'attuale tetto di 30 oppure innalzarlo a 50. In proposito va detto che, per quanto riguarda l'ospitalità al chiuso, l'attuale previsione legislativa di un massimo di 30 posti letto rappresenta un criterio solo indicativo e quindi impreciso, in quanto la possibilità riconosciuta a tutte le strutture ricettive e quindi anche alle aziende agrituristiche di aggiungere dei posti letto per particolari esigenze, può facilmente determinare l'innalzamento di tale limite. Per questa ragione, è preferibile che il criterio dei posti letto venga sostituito con quello, più preciso e non modificabile, del numero delle persone pernottanti, di conseguenza portandolo a 50. Per omogeneità di disciplina sembra logico che anche nell'ospitalità all'aperto il numero massimo delle persone ospitabili sia portato a 50; mentre, nel caso vengano praticate dalla stessa azienda agrituristica entrambe le attività, cioè l'ospitalità all'aperto e quella al chiuso, se il numero massimo di persone pernottanti non potrà arrivare a 100, non dovrà neppure essere inferiore alle 60 attuali.
Si conferma, inoltre, l’esigenza che l’apparato burocratico che accompagna l’attività agrituristica sia il più semplice possibile, per non accollare all’azienda oneri e adempimenti non strettamente necessari e permetterle, quindi, di esprimere con libertà e creatività, pur nell’ovvio rispetto delle regole, il proprio spirito d’iniziativa.




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